Copyright 2019 - Custom text here
  • Volontari a Lavoro

  • Padre Giorgio

  • Padre Vittorio e il Vescovo di Rimini

  • In Preghiera prima del Servizio

  • Papa Francesco

  • Padre Lazzaro in Mensa

  • Interno Mensa

  • Ingresso Mensa

Mercoledì 10 Febbraio ore 16 e 30 presso la nostra Mensa si svolgerà la cerimonia di apertura della Porta Santa della Carità, in questo caso la porta dove entrano le persone indigenti per mangiare.

Ritrovo in chiesa alle ore 16 e 15, breve insegnamento sul significato del Giubileo per poi portarsi alle ore 16 e 30 fino alla porta della Mensa dove ci sarà il breve rito di apertura della porta. Ritornati in chiesa ci sarà il rito delle Ceneri o per chi può il Rosario e la Santa Messa delle ore 17 e 30.

 

NB. Per quanto riguarda l'indulgenza legata all'apertura della porta Santa, è riservata a tutti i volontari della mensa e direi anche a tante persone che dedicano gratuitamente il loro tempo libero e denergie per alleviare le sofferenze e la solitudine dei Fratelli; compresi coloro che assistono amorevolmente i genitori o persone anziane in casa.

 

Stralcio del discorso del Papa all'apertura della porta Santa della Carità a Roma

 

... “Se Tu vuoi trovare Dio, cercalo nell'umiltà, cercalo nella povertà, cercalo dove Lui è nascosto: nei bisognosi, nei più bisognosi, nei malati, gli affamati, i carcerati”. E ha proseguito: Gesù quando ci predica la vita, ci dice come sarà il Giudizio nostro, non dirà: Ma, Tu vieni con me perché hai fatto tante belle offerte alla chiesa, Tu sei il benefattore della chiesa, vieni, vieni al Cielo, perché …....”. NO! L'entrata al Cielo non si paga con i soldi, eh? Non dirà: “Tu sei molto importante, hai studiato tanto e hai avuto tante onorificenze, vieni al Cielo …..” NO!, le onorificenze non aprono la porta del Cielo. Cosa ci dirà Gesù per aprirci la porta del Cielo? “Ero affamato e mi hai dato da mangiare, ero senzatetto e mi hai dato una casa; ero così, ero malato e sei venuto a trovarmi; ero in carcere, sei venuto a trovarmi”. Gesù è nell'umiltà. E' l'amore di Gesù è grande. Per questo oggi all'aprire questa Porta Santa, io vorrei che lo Spirito Santo aprisse il cuore di tutti ….. e gli facesse vedere qual'è la strada della salvezza. Non c'è lusso, non c'è la strada delle grandi ricchezze, non c'è la strada del potere. C'è la strada dell'umiltà. E' i più poveri, gli ammalati, i carcerati...., ma Gesù dice di più, eh? “ I più peccatori, se si pentono, ci precederanno nel Cielo”, loro hanno la chiave. Quello che fa la carità è quello che si lascia abbracciare dalla misericordia del Signore”.

 

 

http://www.operasantantonio.org/component/content/article.html?layout=edit&id=13

http://www.operasantantonio.org/component/content/article.html?layout=edit&id=17 

{phocagallery view=category|categoryid=3|limitstart=0|limitcount=0}

Strabatenza 1 - 47021 Bagno di Romagna (Forlì Cesena)

Tel. +39 0541 781698 - Cell. +39 347 2848606 - Fax +39 0541 020417

Struttura posizionata a 700 mestri slm, soleggiata, ampi spazi esterni e

possibilità di passeggiate.

Godi di condiviso gradimento. Vietato fumare in tutta la struttura.

Descrizione case Strabatenza

Si tratta di due case vicine (pochi metri) attrezzate per autogestione. Molto adatte per bambini e ragazzi, ma anche per famiglie. I posti letto sono dai 60/70 (compreso le due case). Grande disponibilità di spazi esterni pianeggianti soleggiati e ombreggiati. Altezza 711m. Ampia possibilità di passeggiate nel bosco o anche di fare il bagno nel torrente(2 Km.) Posizione ideale,non molto distante dalla foresta della lama. Una casa può contenere dai 30/40 letti; l’altra circa 30 posti con letti a castello. Il costo viene determinato direttamente parlando con il responsabile, che terrà conto del numero e della stagione. Grande disponibilità di acqua. Gli spazi interni sono sufficienti anche per gruppi numerosi; senza dire che per le attività si può disporre pure della chiesa, non essendo più funzionante, se non raramente. Non vi sono altre abitazioni, per cui si gode della massima pace, senza il pericolo di essere disturbati. Panorama unico. Opportunità per contatto con la natura e numerosi animali. Per altre informazioni rivolgersi a:

padre Vittorio 3472848606;

oppure 0541 781698; meglio ancora tramite Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per visitare il posto avvisare e ci si metterà d’accordo per le chiavi. Quando non ci sono i Campi estivi le case vengano messe a disposizione di altri per uno o più giorni, sempre in autogestione.

Come vi si giunge

Dalla E45: quando si è a San Piero in Bagno uscire e prendere la strada per Santa Sofia. 1Km prima ,in curva, sulla sinistra c’è l’indicazione Poggio la Lastra. Giunti a Poggio la Lastra si continua e si scende verso il torrente, lo si costeggia, si passa Ca di Veroli per giungere dopo un Km. A Ponte del faggio. Lo si attraversa e incomincia la salita di 2 km fino alla chiesa. Venendo da Forlì si prende la strada per Meldola –Santa Sofia. Si attraversa il ponte e si prende per Bagno di Romagna. Dopo circa un km sulla destra c’è la deviazione per Poggio La Latra. Normalmente i gruppi vanno con un pullman fino a Poggio La Lastra; poi a piedi scendano verso il torrente, lo seguano fino a Ponte del Faggio dive mangiano al sacco. Al pomeriggio raggiungano la casa (2 Km). Quando ci sono più turni di seguito, il cambio turno avviene al pomeriggio. La strada statale è percorribile con macchina o pulmini. Rifornimenti viveri e ospedale a Santa Sofia (km 15).

  • Regione:Emilia Romagna
  • Emilia Romagna provincia:Forlì Cesena
  • Forlì Cesena località:Bagno di Romagna
  • Profilo dell ospite:Famiglia con bambini, Gruppo giovanile parrocchiale, Gruppo organizzato, Gruppo parrocchiale, Gruppo scolastico, Scout
  • Motivo soggiorno:Campi scuola, Campi Scout, Week end
  • Quando andare:Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre
  • Tipo di struttura: Casa canonica, Casa Scout
  • Gestione struttura:Di proprietà religiosa con gestione ospitalità.
  • Ubicazione: Montagna
  • Trattamento:Autogestione
  • Dotazioni alloggi:Bagno in comune, cucina attrezzata.
  • Servizi comuni: Chiesa, Spazio esterno per attività, Campo calcetto, ampi spazi esterni.
  • Numero posti letto:70
 

 

Da poco  tempo mi trovo nel convento di  Rimini, in seguito alla chiusura della parrocchia di Forlì, di cui ero parroco.

Ciò ha comportato un cambio di luogo, ma anche di lavoro e di… “parrocchiani”.

E’ normale, quindi, che mi venga chiesto: come ti trovi e cosa fai?

Riguardo al come ti trovi, la risposta è più o meno quella di sempre, ossia:  bene! E non può che essere così, per il semplice fatto che un  frate, e quindi anch’io, è figlio, insieme dell’obbedienza e del Vento( leggi Spirito).

Più impegnativa è la risposta alla seconda domanda sul – cosa fai? Ebbene, sapendo  di essere stato posto a Rimini con un mandato specifico che è quello di attendere alla mensa “Sant’ Antonio”dei poveri; sarà da questo versante che dovrà venire la risposta.

Mi ci proverò, distinguendo bene il lavoro del piano terra, da quello del primo piano.

Quello del piano terra impegna occhi, mani, piedi e quel tanto di forza fisica di cui ancora si dispone; diverso dal lavoro del primo piano che riguarda il cuore, mente, fantasia e sensibilità. E se il primo risulta di chiara evidenza; non così il secondo, quando esiste, perché impalpabile, sottile, leggero, che fluttua nell’aria, e la cui presenza può essere rivelata solo da  lievi fremiti.

Iniziamo dal lavoro del piano terra. Già il dire ”piano terra”, significa dire orizzontalità, contatto, osservazione, operosità. Si esce dalla porta della cucina del convento e ci si  trova immediatamente sul posto di lavoro, e basta poco ad accorgesi, che almeno una volta a settimana, a turno, ci sono i lavoratori della prima ora che ti hanno preceduto; e dire “prima ora” nel nostro caso, vuol dire ore 6,30. E sì perché le sportine che verranno distribuite dalle ore 08 in poi alle famiglie, non possono essere riempite di niente o di buone intenzioni; occorre far trovare tutto ciò di cui si dispone: frutta, verdura, carne e possibilmente anche vestiti.

Ore 8,30. Ci spostiamo in  cucina.

Cambia orario e cambiano i  volontari.

Si tratta di organizzare la cena e quindi pulire verdure, insaporire la carne e cuocere il tutto. Lavoro che dura fino alle ore 12.

Ore 14,30

Ancora cambio di persone in cucina, con il compito di continuare il lavoro del mattino : riscaldare , cuocere la minestra, preparare frutta, dolce; mentre altri  pensano a preparare i tavoli con tutto l’occorrente.

Non vanno  dimenticati  i volontari del lavoro docce delle ore 15.  Se qualcuno se ne dimenticasse, sarebbero i clienti, con la loro presenza a ricordarlo!

Ore  17

La fila degli ospiti, fuori della porta si è fatto consistente; anzi si tratta di una piccola folla che  incomincia  a premere per entrare. All’interno vi è la persona che pensa all’apertura, un altro al controllo  tesserini, e quindi gli ospiti, una volta dentro,  si spostano con discreto ordine al punto- distribuzione, dove vi si trovano già altri volontari, pronti ad entrare in azione. Va detto che tutto questo si svolge in tempi molto brevi.

La distribuzione va avanti fino alle ore 18,30. Gli operatori lavorano freneticamente con mani e ed anche di fantasia, per dare soluzione a qualche piccola difficoltà di menù, almeno per alcuni.

Alle ore 19 circa, il compito è stato portato a termine; quasi 200 perone sono state soddisfatte nella loro esigenza primaria; si spengano le luce ed i volontari se ne tonano alle proprie case, pieni di soddisfazione e di fatica.

Va pure detto che, in contemporanea, altre persone, strumenti della Provvidenza, sono usciti con il furgone, per il giornaliero rifornimento davanti ai vari supermercati,  e così disporre di materia prima per continuare.

Questo è il lavoro del “piano terra” ed in cui io sono coinvolto solo marginalmente.

Vista dal primo piano( e con spazio alla riflessione)

Salgo al primo piano,  solo pochi gradini, mi affaccio alla finestra ed ha inizio il mio lavoro.

Mi trovo di fronte il verde dell’orto, striature di colore all’orizzonte e gioco di ombre sulla terra, dovute al sole nell’atto di tramontare; alcuni uccelli  cercano riparo per la notte e il vecchio cipresso dell’orto che si innalza verso il cielo, arricchendolo di una pennellata di colore scuro.

Il pensiero va alla giornata, a quanto visto, nel tentativo di cogliere, oltre la pura materialità dei gesti o delle persone, l’anima e i gemiti di cose e persone.

Avere davanti agli occhi quella fila, sempre troppo grande, che sosta lungo il muro del convento, in attesa di entrare,  spesso vestiti malamente, ammalati, alcuni ubriachi, inevitabilmente esposti agli sguardi che umiliano, di chi transita lungo la strada a piedi o in macchina; oltre agli inevitabili giudizi, che si sa, non sempre sono benevoli e di comprensione; tutto  ciò non può lasciare indifferenti. Il pensiero raggiunge pure le file dei poveri del mondo che supplicano e chiedono quei diritti elementari di cui tutti dovrebbero godere. Folle  che giacciono lungo  le strade della vita, in attesa di qualche buon samaritano che li rialzi e dia forza di vivere. Poveri, ma ricchi nello stesso tempo, ricchi di umanità, di sentimenti forti, di sogni spezzati, di coraggio, di sofferenze segrete e che sembrano  non interessare alcuno. E tu che osservi, che pensi, che vorresti fare, anche se di preciso non  sai  cosa; mentre  un senso di colpa ti prende e ti inquieta.
Si sa che materialmente quanto si fa è ben poca cosa; ma  un dubbio ti sorge prepotente a sconvolge le viscere: fino a che punto ti lasci mangiare l’anima, da tutti questi affamati non solo di pane, ma anche di affetto, di attenzione, di ascolto? Non sarà che Dio te li presenta perché tu abbia a guarire dal tuo malessere e crescere in umanità?

Passiamo ora dai poveri a quanto viene loro dato, si tratti di cibo o vestiti. Ma è proprio vero che sono doni poveri, perché da altri scartati o peggio gettati via? Di per sé lo sarebbero, se in questo caso, non intervenisse un fattore talmente importante da renderli quanto mai preziosi e profumati. Essi sono il segno dell’attenzione, solidarietà, del coinvolgimento di altri nelle necessità dei poveri, e quindi, anche se non sempre profumano di terra, sicuramente di cielo e di vangelo, sì.

Che dire dei volontari  che sono l’anima di tutto?  Persone ricche di cuore e di umanità; di quelli che non si rassegnano a segnalare o a dire “ si deve fare”; ma molto concretamente - fanno! Osservarli a lavorare, in cucina o fuori, con la naturalezza e semplicità del bambino che gioca; ed in armonia, raramente  sfregiata da qualche piccolo  screzio; Il tutto assume il valore di uno spettacolo bello e che allarga il cuore.

Essi vivono il proprio servizio non da assistenti sociali, ma con motivazione  più elevata, suggerita dalla fede: dietro il volto di ogni persona scorgano il volto sofferente di Cristo, avendo presente  le cinque parole di Gesù, che madre Teresa era solita citare, contando con le dita: "Lo-avete-fatto-a-me".

Di questo ne sono certo, perché altrimenti che valore avrebbe quella preghiera di inizio servizio ed a cui essi restano fedeli? Questa è la mensa Sant’Antonio dei frati di Rimini

Fr. Vittorio Ottaviani

Stemma Papale

Webmaster : Giuseppe Di Marzo

Copyright © 2015 operasantantonio.org. Tutti i diritti riservati.

Casa S. Francesco e S. Chiara FC